RTX 5060 ti 16 GB Ventus 2X OC review

by Patrick Grioni
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Architettura BLACKWELL

A livello architetturale non si può negare come GB206 sia parente strettissimo, come dicevamo, di AD106 (RTX 4060) stesso processo produttivo, all’incirca lo stesso numero di transistor, stesso BUS a 128 bit e una configurazione degli SM all’incirca paritetica.

Cambiano, sostanzialmente, oltre agli aggiornamenti e ottimizzazioni di calcolo a 360 gradi di tutta la GPU, l’utilizzo di GDDR7 che amplia la banda di un 50% raggiungendo i 28 Gbps.
Si tratta effettivamente di un chip semplice, quadrato e con una dimensioni di soli 181 mm2 per 21.9 miliardi di transistor, che supporta ora Pci-e gen 5, con 8 linee abilitate, consentendo su schede che supportano questo standard di avere la medesima banda di un Pci-e 4.0, più che sufficiente per lo scopo di questo chip.

A livello di mera architettura il GigaThread Engine evolve a livello SM, non tanto in registri, ma in capacità di calcolo estendendo la possibilità di elaborazioni INT e FP a tutta l’unità e non come in passato divisa tra INT/FP e FP, è un indirizzo che punta a maggiore flessibilità, sacrificando qualcosa in forza bruta.

I GPC della versione full saranno 3 ognuno arricchito da 12 SM per un totale di 36 SM che constano ognuno di 128 cuda cores per un totale di 4608, il tutto sormontato dal nuovo processore AMP (AI management processor) il direttore d’orchestra delle funzionalità AI oltre al già conosciuto optical flow base della generazione multiframe AI.

Sotto tutto questo una cache da 32 MB di L2 per armonizzare i flussi, oltre agli aggiornamenti dei codec NVENC e NVDEC, per un totale di 750 TOPS IA e 72 TFLOPS sulla carta da scatenare.

Il resto, 48 ROP’s totali, 36 RT cores, 144 Tensor cores e TMU (Textures Mapping Units).

Quello che consente, però, di avere l’unico, vero stacco significativo, è paradossalmente, o forse mica tanto, la componente software e di supporto con un nuovo pacchetto di nome RTX kit in grado di racchiudere una serie di tecniche interessantissime che, se supportate adeguatamente, promettono di elevare sia il dettaglio grafico sia il carico computazionale:

  • RTX Mega Geometry: utile ad aumentare notevolmente il numero di triangoli in una scena abbinando il geometry engine con tecniche AI.
  • RTX Neural Texture Compression: potemmo dire la soluzione alla poca generosità di Vram di alcuni modelli Nvidia, in grado di comprimere gli asset fino a 8 volte con un risultato similare all’originale in termini di resa.
  • RTX Neural Faces: utile a ricostruire sia pelle che capelli che intero viso da un’immagine Raster con aggiunta di effetti Ray Tracing.
  • RTX texture filtering: in grado di stabilizzare e migliorare i filtri sulle texture ombreggiate nei livelli più critici.
  • RTX Neural Shaders: consente di ricreare dentro gli shaders stessi routine di AI e rendere quindi possibili tutte le tecniche precedentemente elencate.

Come è chiaro con questa generazione Nvidia punta tutto sull’ambito dove è più forte, cioè in un asset con sempre meno funzioni tradizionali e sempre più passaggi sostituiti da AI: un tempo per identificare le capacità di calcolo si utilizzavano il numero di Ray calcolati, o le abilità di multitexturing, oggi si ragiona in termini, anche in gaming, di TOPS AI, peraltro dinamica evidente anche nelle stesse specifiche tecniche sul sito ufficiale Nvidia.

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