ROBOCOP Rogue City Review

by Patrick Grioni
0 comments 217 views
Sviluppatore:Distributore:Versione testata:Costo:Data rilascio:
TeyonNaconSteam39,99 euro02/11/2023
Sistema Prova
Processore: R7 5800X3D
Scheda Grafica: RX 9070 XT
Ram: 32 GB DDR4 3200 MT/s

L’ispirazione cinematografica, quando viene trasposta nel mondo dei videogiochi, è sempre un’arma a doppio taglio. La storia del medium è piena di esperimenti falliti, ma non mancano esempi riusciti: basti pensare al recente titolo su Indiana Jones realizzato da Bethesda, accolto in maniera sorprendentemente positiva da pubblico e critica.

RoboCop: Rogue City si colloca esattamente nel mezzo: non è un capolavoro assoluto, ma per chi ha amato i film degli anni ’80 è un’autentica immersione nostalgica. Rievoca atmosfere, toni e sensazioni dell’originale, integrandoli con un impianto ludico più moderno e coerente con gli standard odierni.

Ho un po’ di nostalgia vedendo questa immagine, voi?

Ma chi è RoboCop, e quale mondo porta con sé? Nel film del 1987, la OCP (una potente corporazione di Detroit) tenta un esperimento radicale: unire ciò che resta dell’agente Alex Murphy, caduto in servizio, a un esoscheletro robotico. Il risultato è l’idea dell’agente perfetto, metà uomo e metà macchina.

All’epoca, questa visione semi-distopica catturò immediatamente il pubblico, già abituato a un certo tipo di cinema d’azione. Pur non raggiungendo l’iconicità di Terminator, RoboCop riuscì a ritagliarsi un posto duraturo nell’immaginario collettivo, affiancandosi idealmente a quell’universo di testosterone e metallo dominato da Stallone e Schwarzenegger.

Resa in game notevole

Nacon, con Rogue City, dimostra una cura quasi maniacale nel riportare tutto questo in chiave videoludica: la Detroit decadente e oppressiva, i colleghi storici del distretto, la fondamentale Anne Lewis, e soprattutto il sogno (o incubo) di Delta City, l’utopia futuristica destinata a sorgere sulle macerie della Old Detroit.

Ritornano temi centrali della saga: il conflitto tra uomo e macchina, la crisi d’identità, le disuguaglianze sociali, la critica al capitalismo estremo e l’eterna contrapposizione tra progresso e umanità.


SOLIDO GAMEPLAY, QUASI INGESSATO


La struttura di Rogue City si articola su due binari: da un lato un open world “contenuto”, che rappresenta una porzione ben delimitata di Detroit; dall’altro missioni lineari che alternano sparatorie e scenari ad alta densità d’azione. L’open world non è vasto, né ambizioso come quello dei titoli più blasonati, e le missioni secondarie sono spesso semplici e ripetitive. Tuttavia risultano perfettamente coerenti con il contesto narrativo e contribuiscono a rafforzare l’identità del gioco.

Stazione di polizia, lavoro di ufficio per la lattina.

Alcune quest più articolate introducono personaggi ricorrenti e piccole linee narrative che si sviluppano nel tempo. Tra queste, ricordo quella del giovane agente che possiamo seguire o ignorare a seconda delle nostre scelte, con ripercussioni sulle fasi successive.

Sulla narrazione si innestano due macro-strutture:

  • Analisi psicologica di RoboCop

Ogni capitolo si conclude con una sorta di “seduta” che mette in luce i conflitti interni del protagonista. Scelte morali, disturbi di sistema e flashback contribuiscono a delineare il grado di “umanità” che vogliamo mantenere.

  • La cornice politica

Sul fondo della vicenda si muove il clima elettorale che domina Detroit, con due candidati che rappresentano visioni opposte della città futura. Sta al giocatore decidere chi sostenere, influenzando la direzione della storia.


MISSIONI E PROGRESSIONE


Il cuore dell’esperienza si trova nelle missioni principali, costruite attraverso percorsi semi-lineari che guidano il giocatore senza però risultare eccessivamente restrittivi. La varietà dei nemici e delle situazioni mantiene alta l’attenzione, e la sensazione di potenza di RoboCop è resa in maniera eccellente: ci si muove davvero come un carro armato umanoide, lento ma inarrestabile.

Il sistema di progressione offre una doppia via:

  • Punti abilità per migliorare attributi e capacità generali.
  • Circuiti stampati da potenziare tramite chip energetici, una sorta di minigioco gestionale semplice ma piacevole.

La difficoltà resta accessibile, ma non banale. Con circa 31 ore di gioco, il titolo offre una campagna sorprendentemente longeva per un FPS narrativo.


TECNICA


Dal punto di vista tecnico ho trovato il gioco eccellente, sia come resa che come performance. Con una RX 9070 XT e un Ryzen 5800X3D, impostando 3440×1440 al massimo dettaglio e FSR4 in modalità Quality, il framerate si è mantenuto costantemente sui 120-130 fps.
Ottima anche la componente sonora, che contribuisce a rendere l’immersione ancora più efficace.

Potrebbe interessarti anche

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Vecchi
Nuovi Più votati
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti