| Sviluppatore: | Distributore: | Versione testata: | Costo: | Data rilascio: |
| René Rother | Devolver Digital | Steam | 14,79 € | 09/04/2024 |
Nelle ultime decadi siamo stati abituati a rimanere sorpresi di fronte a delle piccole produzioni, realizzate in alcuni casi da team i cui membri si potevano contare sulle dita di una mano, capaci di rivoluzionare il mercato o, nel minore dei casi, di riuscire a conquistare il cuore di migliaia di giocatori, diventando dei piccoli fenomeni di culto.
Devolver Digital, su questi fenomeni, ci ha creato le sue fondamenta, spingendo gli sviluppatori a creare progetti sopra le righe da poter promuovere in tutto il globo, facendo così emergere Autori che, in altri casi, avrebbero dovuto affidarsi solo alle loro limitate risorse.

Children Of the Sun è una di queste produzioni, un titolo capace di intrattenerci per ore non per via della sua longevità, né tantomeno per il suo comparto tecnico all’avanguardia, ma esclusivamente per via di un idea di game design innovativa e splendidamente realizzata.
Piccola produzione, grande stupore? Non sempre è così, ma il più delle volte gli studi ristretti sono stati in grado di dimostrare il loro valore all’interno del mercato, spingendo i nomi più importanti (e nomi minori che si sono imposti con il tempo) a produrre e supportare progetti folli e bizzarri. È il caso del titolo firmato da René Rother, un misto tra videogioco rompicapo e sparatutto, con uno stile fuori dalle righe.
UN PROIETTILE PER DOMARLI TUTTI
In Children of the Sun siamo chiamati a vestire i panni della “Ragazza”, una giovane la cui famiglia è stata portata alla rovina dal Culto del Sole, una setta guidata da un folle “messia”. Il nostro obiettivo è molto semplice: uccidere ogni membro dell’ordine fino ad arrivare a tagliare la testa al re.
Quella creata da René Rother è una narrazione muta, con solo qualche immagine sparata come un colpo di arma da fuoco tra un livello e l’altro a comporre questo mosaico psicotico, governato dalla sete di vendetta per un torto subito.

Di certo non una storia che lascia il segno, ma sicuramente una buona cornice per dare vita alla vera natura del gioco: la sua anima da rompicapo.
Il canovaccio è molto basilare: come dicevamo, una ragazza di cui non ci serve conoscere il nome, mossa da una sete di vendetta insaziabile, vuole eliminare tutti i componenti del Culto Del Sole, una misteriosa setta che ha portato alla rovina la sua famiglia. Per portare a termine il suo obiettivo, la protagonista sfrutterà la sua peculiare abilità di governale i proiettili, con la quale cercherà di eliminare più bersagli con un solo, letale, colpo di arma da fuoco
UNIRE I PUNTINI
Le basi di Children of the Sun sono tanto semplici quanto la storia che raccontano, ma ciò non significa che siano facili, anzi. La nostra protagonista possiede una speciale abilità: quella di controllare la traiettoria dei proiettili. Questo significa che, con un solo colpo, è in grado di eliminare più bersagli. Così, da questo dono, ecco che il gioco prende forma.

Quello che rende per certi versi unico il concept insito in Children Of the Sun è ,infatti, il suo gameplay a metà strada fra lo stealth e il puzzle game. Poteva essere un normale sparatutto furtivo, con l’aggiunta della meccanica del controllo dei proiettili, ma no. Rother ha optato per qualcosa di più particolare. Forse una scelta controcorrente, ma che ci ha colpito e anche conquistato.
La protagonista potrà muoversi molto limitatamente all’interno dei vari scenari, quanto basta per identificare il primo obiettivo e definire la posizione migliore per sparare il suo proiettile.

Dal momento in cui verrà premuto il grilletto, si prenderà il controllo del proiettile. Dopo aver centrato il primo bersaglio, difatti, il tempo rallenterà, permettendo di cambiare la traiettoria del colpo e raggiungere la vittima seguente.Viene da se che per poter riuscire a inanellare le serie di uccisioni più complesse, bisognerà studiare attentamente, e preventivamente, la posizione di tutti i bersagli, tenendo a mente che il proiettile, durante i suoi spostamenti, avrà bisogno di avere la strada libera da qualsivoglia ostacolo.

Un consiglio: far saltare in aria le automobili o colpire gli animali è come mettere a segno un’uccisione, ovvero prolunga l’attimo in cui il tempo rallenta e possiamo scegliere la prossima vittima o mossa. Nelle situazioni in cui non sembra esserci alcun modo per centrare tutti i bersagli con un colpo solo, dimostrare versatilità e capacità di modificare dinamicamente la propria strategia iniziale è cosa buona e giusta.
Parlando di avversari, sono presenti anche altri bersagli speciali: quelli muniti di scudi antisommossa (impenetrabili e che, quindi, vanno necessariamente aggirati) e una specie di stregone, in grado di creare un campo di forza sferico attorno a sé che respinge i proiettili, a costo, però, di un periodo di ricarica per rigenerare la barriera protettiva.

Queste poche caratteristiche compongono Children of the Sun, disteso su poco più di venti livelli dall’alta rigiocabilità per il “colpo di genio” del punteggio della propria performance, che sfocia poi in una classifica mondiale molto piacevole da scalare. Così, ecco che si finisce uno dei livelli (abilmente differenziati e con delle variazioni sul tema veramente simpatiche, oltre a degli obiettivi secondari “suggeriti” da un gioco di parole prima di entrare in partita) e si ha subito voglia di rimettersi dietro al fucile perché “quel colpo poteva essere più pulito” o “se colpisco prima l’altro prendo più punti”.

IL CORAGGIO VA PREMIATO
| Sistema di Prova |
|---|
| Processore: Intel Core ULTRA 7 – 265K – 5,50 Ghz |
| Scheda Grafica: ASUS ROG ASTRAL 5090 – OC EDITION |
| Ram: Gskill Trident-Z 8000 Mhz – 64 Gb |
| Archiviazione: Samsung M2 990 Pro – 1 Tb |
In quest’industria che rincorre sempre più la perfezione grafica, l’intonsa nitidezza del reale, ecco che qualcuno va controcorrente e cerca lo sporco, il crudo, l’eccesso. Children of the Sun è una piccola perla di ruvidezza audiovisiva.
Il suo carattere grunge, che echeggia quei vecchi nuovi orizzonti tanto cari ai videogiochi dell’horror underground che ultimamente stanno sfociando su PC, regala un’esperienza sensoriale veramente particolare, tra lo psichedelico e il delirante.

Ottima anche la direzione artistica che regala a Children of the Sun un’estetica unica e ricercata, semplice nel suo complesso ma dannatamente originale e carismatica. L’utilizzo di colori acidi e di un sacco di cliché mutuati dalla tipica idea di setta rendono Children of the Sun un prodotto bello da vedere e, sopra tutto, da vivere. Se state cercando un titolo con milioni di particolari e una grafica spaccamascella difficilmente sarete accontentati ma se invece avete un occhio di riguardo per l’arte non potrete che restare incantati dal titolo (e anche dalle tavole animate che si intervallano tra i livelli).

I personaggi, spigolosi, dai poligoni volutamente marcati, assieme alla colonna sonora invisibilmente disturbante e alle scene di intermezzo composte da illustrazioni dal sapore fumettistico, riportano la mente a un immaginario anni ’90 da scantinato dei movimenti di controcultura. Un banchetto per gli occhi e le orecchie, a patto che sia adatto al vostro palato.

Children Of The Sun non è un gioco con un comparto tecnico pulito e all’avanguardia ma, anzi, è volutamente ruvido, sporco e ammiccante alle produzioni underground che segnarono gli anni d’oro videoludici.
Non c’è nulla in Children Of The Sun fatto per conquistare i giocatori; nulla è studiato a tavolino “per piacere a tutti”. La sua cifra stilistica è dettata solo dalla volontà di chi lo ha realizzato di risultare sporco, deviato e psicotico come la storia che racconta.
