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The Medium Review

SviluppatoreDistributoreVersione testataCostoRilascio
Bloober TeamBloober TeamSteam49,99 euro28/01/21

Zdzisław Beksiński è stato un pittore/scultore polacco che ha segnato, con le sue opere, un preciso indirizzo artistico in terra natia e che col tempo ha poi trovato apprezzamento sia negli Stati Uniti che in Giappone.

The Medium deve molto alla sua arte, così come al contributo, in questo caso audio, di Arkadiusz Reikowski, che abbiamo già udito in Observer (sempre di Bloober Team) e Akira Yamaoka, indimenticato compositore della serie Silent Hill di Konami.

Questa premessa serve come fondamenta della espressione artistica insita nell’opera: le tele di Beksiński saranno specchio ultraterreno della realtà duale in cui stiamo per immergerci, con una estetica spiazzante, fredda nel suo ocra, nel suo emergere effimero, come ombra realistica di quella tela impalpabile e ignota percepita dalla nostra protagonista.
Reikowski suggella l’esperienza visiva con un accompagnamento destabilizzante in molti dettagli, che si lega in maniera perfetta al genere, e in un Horror game sappiamo tutti come questo aspetto rappresenti un tassello importante.

Tutto questo riesce a creare una certa alchimia che con una nostra personale esegesi potremmo definire “atmosfera”, le sfumature e l’influenza culturale dell’est europa sono evidenti fin dai primi fotogrammi che sembrano quasi la carta d’identità con cui The Medium desidera presentarsi ai nostri occhi.


La genesi di un Medium


Vestiremo i panni di Marianne, una personalità complessa che fin da bambina sopporta il peso di un’abilità, quasi una generosa maledizione per lei, che la rende trait d’union tra mondo dei vivi e regno dei morti.

Infatti il suo compito è quella di traghettare i defunti nella consapevolezza della loro dipartita e quindi lasciare i beni e le routine terrene, accettando il loro nuovo ruolo di entità infinite: sarà la morte del suo patrigno, una delle poche persone che nella sua vita non l’ha appellata come una malata di mente, la scusa per prendere confidenza con i controlli e le meccaniche di gioco.

Il prologo è una triste preparazione funebre, fatta di ricordi del trapassato, lenti riti, in una ambientazione dai colori spenti, freddi, con l’immancabile pioggia come sfondo di uno spaccato, come abbiamo già detto, dalle evidenti tinte sovietiche, come lo era la Polonia fino al 1991, terra d’origine degli sviluppatori e evidente contenitore di ricordi.

Dobbiamo dire che l’atmosfera che si respira è deliziosa, consapevoli della sua natura Horror The Medium è comunque un titolo quasi istruttivo, storiografico, intriso fin dal principio di riferimenti e coerenze che ne testimoniano lo studio che è stato fatto per restituirne la magia.

Marianne, la nostra protagonista, oltre a essere catalizzatrice passiva di 2 mondi è anche angustiata da un sogno ricorrente, destabilizzante, che raffigura una ragazza che corre in un bosco inseguita da un figuro fino ad arrivare a una banchina, impossibilitata e intrappolata, viene raggiunta e colpita, a quanto si intuisce, a morte.

It All starts with a Death Girl

Durante la preparazione della celebrazione funebre per il padre scomparso avremo un primo assaggio delle sue capacità da “Medium”, con una doppia scena a schermo diviso che rappresenta a specchio i due mondi: quello fisico e quello metafisico.

In questo contesto utilizzeremo le sue capacità per parlare col defunto (che si crede ancora in vita, nel suo ufficio, come ogni mattina) e tra toccanti richiami, accompagnarlo dolcemente all’abbandono delle problematiche terrene.

Provata, Marianne, seduta sull’ex scrivania del padre, cercando un po’ di sollievo, viene ratta destata dal suono del telefono, a cui non può negare risposta: dall’altra parte della cornetta un certo Thomas pare conoscere bene i suoi segreti e promette di dare spiegazione alle sue inquietudini, un perchè che la protagonista ha ambito fin da bambina.

Dovrà recarsi al Niwa Resort, una sorta di struttura vacanziera per lavoratori, decadente orpello impregnato di architetture socialiste, teatro inoltre di un massacro efferato e perso tra i boschi: insomma un’ambientazione perfetta per un Horror game, un solitario scheletro che diventerà meta e inizio vero del nostro viaggio introspettivo.

Thomas, a quanto pare, ci aspetta li.


Una terza persona che convince


Un certo scettiscismo poteva essere naturale constatando il ritorno in grande stile di una rappresentazione in terza persona a telecamera fissa (simile a Resident Evil) e in un primo momento, in cui si tende a prendere confidenza con i controlli, questo asset sembra quasi limitante, tanto che non si fa fatica ad associare The Medium a una delle tante avventure grafiche, ma col passare delle ore, con l’apprezzabile narrazione e il ritmo assolutamente perfetto, ci si dimentica proprio di questo apparente “limite”.

In effetti la scelta stilistica si adatta in maniera perfetta al gameplay, in un sodalizio che rende scandite le varie fasi di gioco tra sezioni più esplorative, altre più dinamiche, altre ancora dove non dovremo essere scoperti: tutte sono assolutamente continuative e piacevolmente legate, conferendo varietà e ritmo.

Cambi di prospettive, diverse visuali, probabilmente, non avrebbero amalgamato in maniera convincente le complesse modalità multischermo, mentre in questo modo, in terza persona statica, il tutto funziona dentro una piacevole atmosfera che non fa mai sconfinare nell’angoscia, perfetta per godersi una trama che tratta temi complessi, ma erge la giocabilità è il piacere della stessa sopra ogni altra cosa, forse tradendo un po’ il genere, che resta Horror, ma, onestamente, non spaventa.

All’interno di questo asset controlleremo la nostra protagonista sfruttando le sue capacità di intermediazione metafisica per consentirci, sostanzialmente, di snodare i segreti del Niwa Resort e allo stesso tempo capire di più delle nostre capacità.

Inizialmente la possibilità di attraversare il mondo terreno e il mondo degli spiriti sarà legata passivamente alle influenze esterne, questo rappresenta quasi un apprendistato per esplorare le possibilità di questo dualismo, che influenza i due mondi e rende risolvibili alcuni enigmi altrimenti insuperabili: gli stessi sono comunque ben integrati e strutturalmente poco complessi e non raggiungono mai incongruenze tali da sfociare nella frustrazione di non sapere cosa fare.

Col passare delle ore di gioco ci sarà data facoltà, attraverso degli specchi, di oltrepassare la nostra realtà fisica e viceversa, ma non solo: Marianne potrà evocare una sorta di “barriera”, utile a proteggersi da alcuni stormi di insetti minacciosi o tentacoli, oltre che estrapolarsi completamente dal proprio corpo fisico in una sorta di transfer.

L’energie che ci consentiranno di ricaricare tutte queste capacità saranno individuabili, nella sola realtà ocra dell’oltretomba, in fonti luminose, echi di un vissuto, che oltre ad arricchire la lore del gioco, spesso sono fondamentali indizi per proseguire.

Come ogni buona Medium, poi, Marianne, avrà dalla sua l’intuizione, una modalità “investigativa” che le consentirà di ascoltare alcuni oggetti che sono contenitori di ricordi, di dialoghi, di tasselli del passato che le varie presenze inquiete che incontreremo ci suggeriranno di approcciare per poter raccontare le loro storie.

Tutto questo è intrecciato con una narrazione decisamente convincente, mai banale e incalzante rappresentando, senza ombra di dubbia, la qualità più scintillante del prodotto.

Quello che forse, invece, stona un po’ sono le sezioni in incognito, dove ci troveremo ad affrontare routine molto semplici da sorpassare con un minimo di tempismo, in cui, oltretutto, i nostri antagonisti non sono molto percettivi: sembra un aspetto non troppo curato, o volutamente reso solo apparentemente “difficile” per non scoraggiare il giocatore aumentando comunque la tensione.

Anche i movimenti e l’interazione con l’ambiente sono aspetti che non sono certo il punto di forza di The Medium, con una certa rigidità strutturale che fa sembrare la protagonista inserita dentro un contesto non propriamente snello, naturale, quasi due entità divise, ma è il prezzo da pagare sotto l’altare della terza persona ad ambientazione statica.


Rappresentazione visiva


Presentato come una sorta di nuovo Benchmark grafico, il titolo Bloober Team, di cui abbiamo trattato una guida all’ottimizzazione QUI, pur consentendo performance dignitose, pecca in maniera evidente di mancanza di continuità, soprattutto nelle modalità a doppia renderizzazione.

Le animazioni dei personaggi sono mediamente curate, ma di certo mancano di una piacevole naturalezza che non tocca mai la legnosità, ma nemmeno la fluidità vista in altre produzioni.

Inoltre vi sono evidenti problemi di precaricamento degli assets durante i cambi di scena, con textures che vengono mostrate in ritardo e scene che risentono di quelle incertezze di cui l’Unreal Engine, motore su cui si basa, è notoriamente famoso.

Detto questo la resa a video è comunque convincente e riesce a ricreare in maniera adeguata immedesimazione con il narrato, ricostruendo atmosfere tetre e cupe, senza mancare di dovizia di dettagli: non è però quel fenomeno tecnologico che qualcuno si aspettava, avendolo provato su una RX 5700 XT non abbiamo potuto apprezzare le aggiunte apportate dal supporto al Ray Tracing nella dinamica dell’illuminazione.

Le Screen Space Refelections e il supporto a Fidelity Fx consentono, al massimo dettaglio, un’ottima resa visiva, deturpata solo dalla mancata implementazione della modalità Ultra Wide, come si vede dagli screens, giustificata dagli sviluppatori con il difficile adattamento della modalità a camera statica a questo rapporto visivo (21/9).

A livello audio (consigliate le cuffie), grazie anche alle importanti collaborazioni (Arkadiusz Reikowski e Akira Yamaoka) constatiamo effetti sonori, così come i ritmi delle cupe melodie di fondo, di primissimo livello, sempre attinenti, mai fuori posto, quasi trasparenti nella loro delicata presenza, uno degli aspetti che, sicuramente, convince di più.


Conclusioni


Non era scontato riuscire dove molti hanno fallito, peraltro in un contesto estremamente competitivo come gli Horror Games che sono in grande ascesa sia come numero che come qualità.
Se vi aspettate di essere spaventati, non sarà il gioco che fa per voi, se pensate di trovare quanto di meglio tecnicamente possa esprimere il vostro Pc, anche in questo caso passate oltre, ma se desiderate un’ottima storia, se amate atmosfere e approfondimenti, se volete assaporare un mix incredibilmente ben riuscito tra azione e esplorazione, The Medium sarà vostro fedele compagno.

PROCONTRO
Narrazione Tecnicamente rivedibile
AtmosferaUna certa macchinosità nei movimenti
Comparto audio

Evocativo

Interpretare Marianne è sicuramente un'esperienza convincente, tecnicamente non è il massimo dell'ottimizzazione, ci sono alcuni elementi leggermente più trascurati di altri, bisogna digerire una impostazione in terza persona statica che può non piacere a tutti, ma tolta questa scorza, che comunque non possiamo ignorare, scopriamo uno scrigno di ricordi, un piccolo vaso narrativo che saprà attirarci, incuriosirci, un videogioco mai banale che lega le sue varie modalità, sia rappresentative, sia di gameplay puro, in maniera magistrale.

8.6
Gameplay:
8.5
Tecnica:
7.5
Narrazione:
9.5
Vault Factor:
9

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