Jupiter Hell Review

by Zethras Gorgoth
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Sviluppatore:Distributore:Versione testata:Costo:Data rilascio:
ChaosForgeHyperstrangeSteam20,99 euro05/08/2021

Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad una semplificazione sempre più massiccia del videogioco, non soltanto in termini di accessibilità ma anche di vera e propria difficoltà. Laddove negli anni 80 e 90 il videogioco era quasi esclusivamente su cabinato, e la sua enorme difficoltà serviva a far spendere cifre maggiori agli utenti e, quindi, rientrare di riflesso nei costi di sviluppo e distribuzione, con l’avvento delle console casalinghe il medium si è visto semplificare enormemente, di pari passo con il cambiamento avuto anche dalla mentalità del videogiocatore. Finire un gioco non è più, oggi, un qualcosa che da appagamento, una sfida da superare con tutte le proprie forze, ma qualcosa di dovuto, un’imprescindibile conseguenza data dall’aver speso dei soldi, quasi come l’aver messo mano al portafogli mettesse nella condizione di poter pretendere di vedere la fine. Questa, almeno, è la mentalità del giocatore medio di oggi, almeno quando questo non si mette a blaterare in maniera sconclusionata sul perchè questo o quel gioco faccia schifo per N motivi. Ma non siamo qui per discutere di questo, no? Siamo qui per parlare di Jupiter Hell, un gioco che, in un mondo in cui il giocatore è tenuto per mano e aiutato in ogni modo possibile, prende il giocatore, gli dice “li ci sono i nemici, sopravvivi” e gli chiude la porta alle spalle. E’ un gioco che merita? Scopriamolo insieme.


Nello spazio nessuno può sentirti urlare


Gli Space Marine sono soldati altamente addestrati, ai quali viene insegnato ad affrontare qualsiasi tipo di situazione nel migliore dei modi. Proprio come le loro controparti del mondo reale, sono combattenti straordinari, abili nell’uso di qualsiasi arma, addestrati ad aspettarsi l’inaspettato. Ma quando la base spaziale sulla quale ci troviamo viene invasa da un’orda di demoni, perfino gli space marine che si trovano al suo interno incontrano delle difficoltà. Lottano strenuamente, cercando di sopravvivere, ma alla fine degli scontri anche loro finiscono per soccombere all’orda che senza alcuna provocazione ha deciso di ucciderli. Rimaniamo solo noi, un soldato come tanti, finemente addestrato come gli altri nostri commilitoni, ad opporci all’orda malefica. Soli e poco armati, il nostro compito sarà quello di farci strada fra i corridoi della nave, uccidendo qualsiasi cosa si muova in un ambiente che ci è del tutto ostile. Sopravvivere, solo questo conta. E possiamo contare solo su noi stessi.


Siete voi rinchiusi qui con me!


“War has changed”

Con queste parole, nel 2008, si apriva Metal Gear Solid 4: Guns of The Patriot. E con le giuste proporzioni, potremmo applicare questo concetto anche al mondo del gaming. Si, perchè i videogiochi hanno subito, come dicevamo nell’introduzione, una semplificazione quasi banalizzante, e oggigiorno si è più orientati al completamento ad ogni costo piuttosto che ad un’esperienza di gioco gratificante e complicata al punto giusto. E i ragazzi di Chaos Forge questo lo hanno capito benissimo, al punto che è proprio il concetto di gratificazione del giocatore a fare da filo conduttore a Jupiter Hell. Mettiamo subito le cose in chiaro: Jupiter Hell è un gioco difficile. E con difficile non intendiamo qualcosa come Dark Souls, o magari Devil May Cry 3, o perfino Cuphead. No, con “difficile” intendiamo dire davvero, DAVVERO, brutale, in un setting in cui un errore può costare l’intera partita. E credeteci, non è un semplice modo di dire.

Andiamo con ordine. Appena avviato Jupiter Hell ci troveremo di fronte ad un menu molto spartano, dall’aspetto sorprendentemente retrò e, per certi versi, perfino sgradevole in una certa misura. Selezionando “New Game” avremo modo di iniziare la nostra avventura, della quale ci verranno spiegate le meccaniche tramite un pratico tutorial nel quale potremo prendere famigliarità con i comandi di gioco e con il suo setting, e renderci conto immediatamente di cosa ci aspetta. Almeno in parte, perchè naturalmente il tutorial ci preparerà al setting di gioco, ma non alla sua brutale difficoltà.

Innanzitutto occorre far presente che Jupiter Hell ha un setting molto old school nell’impostazione. Se la prima cosa a cui riusciamo a pensare una volta iniziato a giocare è Doom, per via del suo setting e le sue atmosfere, una volta iniziato a giocare ci possiamo rendere conto di come il gioco sia più simile ad un Neverwinter Nights, con la sua visuale dall’alto distante dal giocatore, che ci permette una rappresentazione del livello ottimale. Il nostro protagonista potrà muoversi all’interno dell’ambientazione spostandosi su una griglia, il che gli permetterà di muoversi unicamente in quattro direzioni. E’ possibile, in un certo senso, spostarsi anche sulle diagonali, ma come viene fatto presente da un pratico messaggio in fase di tutorial, si tratta del semplice effetto della pressione dei tasti in rapida successione, e non di un vero e proprio movimento diagonale.

Terminato il tutorial avremo modo di scegliere una fra tre cosiddette classi, ovvero Marine, Scout e Technician, che determineranno le abilità del nostro personaggio e la quantità di armi che potremo portare con noi. In linea di massima sarà possibile utilizzare tre bocche di fuoco diverse, sebbene con una delle tre classi potremo disporre solo di due armamenti. L’inventario, comunque, risulterà sempre molto ristretto, e non avremo mai la sensazione di essere dei terminator pronti a far fuori qualsiasi cosa si muova, come ad esempio accade proprio in Doom o giochi simili, ma anche in giochi di altro genere come ad esempio Resident Evil, dove anche ai livelli di difficoltà più elevati si raggiunge quel cosiddetto turning point dove le armi sono tante, le munizioni anche di più, e si è pronti a far fuori qualsiasi cosa si muova senza pietà. Parlavamo di classi, poco fa, e ognuna delle tre disponibili è ben differenziata e offre un’esperienza di gioco differente, potendo infatti disporre di abilità uniche, attive e passive, che modificheranno drasticamente il nostro approccio al gioco.

Un esempio lampante è l’abilità che permette di avere una visione più particolareggiata della mappa, consentendoci quindi di poter conoscere in anticipo la posizione dei nemici, e regolare i nostri movimenti di conseguenza. Un’abilità che risulta utilissima, perchè in Jupiter Hell è l’approccio tattico, ragionato, che premia il giocatore e gli permette di andare avanti, e conoscere la posizione dei nemici, potendo gestire una strategia più ampia, è di sicuro un gran valore aggiunto.

Il nostro scopo, in ogni mappa, sarà quello di farci strada verso l’ascensore che ci permetterà di raggiungere il livello successivo, come se ogni piano affrontato fosse un girone dell’inferno e ogni nuovo livello fosse una discesa progressiva ed inesorabile verso le sue profondità più turpi e oscure. Proseguendo lungo i livelli troveremo inoltre oggetti di vario tipo, che spazieranno fra armi da fuoco o da lancio, medikit per ripristinare la nostra salute ed altro ancora. Risorse che andranno sfruttate con oculatezza. I nemici sono tanti, e hanno la tendenza ad accerchiare il giocatore, e perfino al livello di difficoltà più basso ci troveremo nella condizione di venire brutalmente uccisi qualora calcolassimo male i nostri spostamenti.

Mi lancio all’attacco o lascio passare il turno? Sparo o lancio una granata? Uso il fucile o la pistola? Se uccido prima questi nemici avrò poi vita più facile nella prossima stanza? Questi sono solo alcuni dei quesiti che ci porremo inevitabilmente durante una partita con Jupiter Hell, e che diventeranno per certi versi un vero e proprio mantra della nostra esperienza videoludica.

Volendo semplificare in maniera perfino eccessiva, Jupiter Hell è definibile come un gioco strategico, nel quale dovremo percorrere i livelli facendoci strada fra i demoni che li infestano, sfruttando non soltanto il nostro equipaggiamento al meglio, ma anche l’ambiente. In ogni stanza sono infatti presenti delle coperture, che potremo sfruttare per ripararci dagli attacchi nemici, per poi uscire allo scoperto e sparare a nostra volta. Ma se la maggior parte dei giochi odierni ci ha abituato ad avere un unico personaggio da condurre fino alla fine del gioco, con la possibilità di ricaricare la partita in caso di morte, Jupiter Hell non offre questa possibilità. Perchè è un gioco duro e puro, fedele agli stilemi del gaming del passato, dov’era l’abilità del giocatore a fare la differenza, e dove questa veniva premiata o, al contrario, dove il giocatore veniva punito se non sufficientemente abile. Questo si traduce con l’aggiunta del permadeath all’interno del gioco, concetto che rende le scelte ancor più ragionate e ponderate, perchè un solo errore può portare ad una morte brutale, che a propria volta porta alla fine del gioco.

Avete capito bene, si. In Jupiter Hell non esiste il ricaricare la partita. All’inizio di questo paragrafo abbiamo citato Metal Gear Solid, e forse ci perdonerete se ora lo faremo una seconda volta.

Quando l’energia vitale scende a zero, la partita finisce. Non ci sono crediti per continuare, amico!

Revolver Ocelot – Metal Gear Solid

Una frase che riassume molto bene il concetto, e anzi lo espone con cruda chiarezza. Morire in Jupiter Hell significa non soltanto trovarsi a fissare la schermata del game over, ma anche perdere il proprio personaggio, e con esso tutti i progressi fatti, le abilità acquisite, le armi raccolte. L’unica cosa che saremo in grado di fare, a quel punto, sarà ricominciare da zero una nuova partita. Ma, del resto, non è proprio uno dei fondamenti del genere roguelike? C’è da dire che questo setting potrebbe effettivamente far storcere il naso a molti utenti, soprattutto quelli abituati alle produzioni più moderne, dove si è tenuti per mano e non si viene costantemente martellati con difficoltà brutali come quelle di Jupiter Hell. E’ quindi possibile che questo titolo possa essere apprezzato unicamente dai puristi, o da coloro che sono davvero intenzionati a fermarsi, ragionare e procedere con l’attenzione che questo titolo merita.

Il sistema di controllo lo si potrebbe definire in qualche modo atipico. Sono, come sarebbe lecito aspettarsi, due schemi di controllo da poter utilizzare. Il controller, naturalmente, e la tastiera. Laddove però molti titoli del genere consentono di utilizzare una combinazione di mouse e tastiera per controllare il proprio personaggio, Jupiter Hell ci priva in parte di questa possibilità, relegando l’interezza del sistema di controllo ai pulsanti della tastiera. Non che sia un problema, in effetti, dal momento che i controlli sono facilmente accessibili e nondimeno ben distribuiti sulla tastiera, e non si avrà mai la sensazione di eccessiva difficoltà data da una disposizione poco oculata dei comandi di gioco.


Essenzialità Funzionale


ProcessoreRyzen 5 2600 3,4Ghz
Scheda GraficaAMD Radeon Sapphire 5700 XT Nitro +
RamTrident Z G-Skill 16gb 3000Mhz C16
Hard DiskWD Blue M.2 1Tb
Configurazione di gioco

Jupiter Hell non ha un gran livello grafico, e perfino le opzioni di personalizzazione nel menu non sono poi molte. Ma questo sorprendentemente non inficia in alcun modo l’esperienza di gioco, in quanto non si tratta di un gioco pensato per stupire con una grafica ultra pompata, e nemmeno di un gioco dove è importante osservare con minuzia gli ambienti a livello di texture. E a voler essere sinceri, la visuale proposta dal titolo nemmeno permetterebbe di godersi una grafica più moderna e dettagliata, e va bene così. Il comparto visivo fa il proprio lavoro, presentandosi come essenziale ma allo stesso modo piacevole, senza cali di sorta nella fluidità, che si presenta sempre a livelli altissimi. L’unico grosso neo in tal senso è rappresentato dall’avvio: Avviando il gioco da Steam infatti viene data la possibilità di scegliere se avviare il gioco con l’API Vulkan oppure con l’OpenGL. E sciaguratamente la prima delle due opzioni, anche a seguito di un aggiornamento del gioco, non permette semplicemente di avviare il titolo, risultando in un crash prima ancora di poter vedere la schermata del titolo.

Parlando del comparto audio ne siamo rimasti piacevolmente sorpresi. La colonna sonora è dura e graffiante, con sonorità metal incalzanti che sicuramente non sono apprezzate da tutti, ma che contribuiscono a dare il giusto tono al gameplay ed all’atmosfera che Jupiter Hell vuole veicolare. Del resto, non c’è niente di meglio che massacrare orde su orde di demoni infuriati che un buon sottofondo metallico e pesante, che ben si sposa con la carneficina che andremo a compiere.


Conclusioni


Jupiter Hell è un gioco che prende il meglio del passato e lo porta in un presente che forse non è pronto ad accoglierlo. Un azzardo che tuttavia si rivela essere incredibilmente ben riuscito, e che nonostante alcuni difetti di poco conto è in grado di offrire diverse ore di divertimento, non fosse altro che per battere il proprio record personale e magari riuscire a raggiungere quel livello in più senza morire. Cosa che, peraltro, precluderebbe qualsiasi avanzamento e costringerebbe a ricominciare tutto daccapo.

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