Informazioni on-line: affidabilità e senso critico.

by Teresa 'Pam' Cataldo
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Le modalità di essere informati sono cambiate notevolmente con l’introduzione del digitale nel quotidiano: basti pensare all’avvento di nuovi strumenti tecnologici, alle nuove metodologie di ricerca, all’acquisizione delle conoscenze e allo sviluppo delle competenze.

A partire dai dispositivi come pc, smartphone e tablet fino ad arrivare alla loro interazione nel mondo di internet (attraverso reti sociali che non contemplano tempo e luogo – M. Castells), si deduce che uno dei punti focali è la modalità di ricerca delle informazioni (ad esempio, attraverso motori di ricerca) e alla loro accessibilità in maniera veloce, personalizzata, interattiva e condivisa.

Il soggetto non deve più affidarsi esclusivamente a libri di testo difficilmente reperibili e/o costosi ma può informarsi e approfondire il proprio bagaglio culturale tramite le migliaia di risorse online come articoli, blog, e-book, video, etc.
L’introduzione del digitale offre l’opportunità di superare i limiti fisici e avere una visione più ampia del mondo istantaneamente, consentendo una collaborazione globale e l’accesso a risorse multiculturali che arricchiscono il processo di apprendimento delle informazioni.

Si è sviluppata maggiormente la personalizzazione nei confronti dell’individuo: ognuno può applicare il proprio stile, il proprio ritmo e focalizzarsi su determinati argomenti interessati senza essere vincolati necessariamente alla ricerca didascalica o nello spostarsi dal proprio ambiente domestico.

Il concetto di interattività è relativo al coinvolgimento di una sfera sociale digitale che condivide discussioni e dibattiti online coerenti ai propri interessi (tramite forum, blog, social network, etc.): ciò potrebbe facilitare una collaborazione con altri utenti o semplicemente alla ricezione di un feedback immediato – o quasi – da persone che riteniamo più esperte.

Anche se la personalizzazione all’apprendimento potrebbe di riflesso isolare fisicamente l’individuo, attraverso l’interattività proposta dalle risorse online continuerà a essere parte integrante di un engagement e quindi predisposto alla partecipazione a favore della propria conoscenza culturale.

Citando le piattaforme e gli strumenti online, non si può escludere un altro concetto importante per la modalità di apprendimento nell’era digitale: la condivisione.

Tutto ciò che è inerente alla collaborazione con altri individui, con altri utenti, è una condivisione di informazioni e di punti di vista che contribuisce il raggiungimento di un obiettivo comune, ovvero lo scambio di conoscenze e prospettive a favore della propria crescita personale e collettiva.

Si può quindi affermare che l’introduzione del digitale ha agevolato il processo riguardante l’ampliamento delle proprie conoscenze ma ha altresì introdotto delle sfide da affrontare:

  • la gestione delle distrazioni digitali
  • l’affaticamento visivo
  • la dipendenza dalla tecnologia
  • l’affidabilità delle fonti online.

La competenza critica nell’uso delle risorse digitali è fondamentale per poter valutare la qualità e l’affidabilità delle risorse ricercate a fronte dell’abbondanza di informazioni disponibili online.

La sicurezza dei dati personali e la privacy online è essenziale per essere consapevoli di come le informazioni condivise sul web possano essere utilizzate da parte delle piattaforme o dai servizi online.

Una maggiore riflessione riferita alla tematica dell’apprendimento, della tecnologia e del senso critico, è stata esposta da Marc Prensky nell’articolo Digital Natives, Digital Immigrants – rivista On the Horizon – nel 2001: attraverso la sua visione delle differenze generazionali nell’uso delle tecnologie digitali ha introdotto i concetti di “nativi digitali” (coloro che sono nati nell’era digitale rapportandosi intuitivamente alle tecnologie) e “immigrati digitali” (coloro che devono adattarsi al nuovo ambiente digitale).

Questa distinzione può indurre a pensare che i primi siano avvantaggiati nell’uso della tecnologia rispetto ai secondi che a loro volta devono essere attenti e flessibili rispetto l’evoluzione tecnologica. In realtà nessuna delle due categorie prevale sull’altra: i nativi digitali sono predisposti al digitale ma gli immigrati digitali hanno un maggiore senso critico dovuto all’esperienza della pre-digitalizzazione.

È importante bilanciare quindi l’uso del digitale e sviluppare competenze digitali critiche per massimizzare i vantaggi e affrontare le sfide in modo efficace: purtroppo, soprattutto negli ultimi anni di spinta verso la socializzazione, riemergono evidenti le teorie di Lasswell in particolare la così detta “Bullet Theory“, che vede un maggior impatto nel messaggio mediatico che colpisce un soggetto del tutto passivo.

Sfruttando proprio questa prerogativa e quindi avvilendo il senso critico con informazioni che badano più al sensazionalismo, alcune figure mediatiche si allontano dalla funzione informativa, rendendola una componente quasi minoritaria di un messaggio che bada a intercettare più l’interesse istantaneo.

In conclusione, come suggeriva McLuhan, la vera educazione è formare la mente a operare in modo critico e creativo con tutti gli strumenti che il cervello umano può inventare.

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Patrick Grioni
Amministratore
11 mesi fa

Interessante quesito, effettivamente l’informazione di qualità fan meno presa del sensazionalismo random, con titoli accattivanti che puntano al click e poco altro.

Aradia_Pub
11 mesi fa

Ottima analisi, sinceramente quello che ,secondo me (da immigrato digitale) , manca nella gran parte delle “recensioni” è la competenza.
Troppe volte viene suggerito qualcosa perché di quella “marca” senza minimamente comprenderne il funzionamento o come si posiziona nei confronti dei competitor, proprio perché non hanno nemmeno idea di come sia in realtà quel prodotto.
E questo è molto male.

Igor Stoilov
Autore
11 mesi fa

Interessante analisi, spesso affronto delle discussioni con tante persone spesso mal informati riguardo alle loro convinzioni, sopratutto quando le informazioni vengono da quella parte del web che il loro scopo è il click, che li spingono ad acquistare o snobbare un certo tipo di prodotto/servizio, che forse la verità è un’altra. Però guardando il lato positivo di questa cosa, essendo una persona critica nel mio campo, questi utenti li torvo molto utili, perché per dare loro delle dimostrazioni, mi devo andare ad informare cercando di evitare la parte marcia del web.

Igor Stoilov
Autore
Rispondi a  Teresa 'Pam' Cataldo
11 mesi fa

Concordo, l’analisi delle informazioni si raffina sempre di più nel tempo con l’esperienza maturata, bisogna avere una propria chiave di lettura, che ciò non vuol dire avere ragione o torto, ma un proprio parere. Ma non è per tutto così, per quanto riguarda il mio ambito basta mettere la teoria in pratica è vedere cosa succede, sfortunatamente questa cosa non può essere applicata a tutto