Total War: Troy Review

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Total War: Troy Review

Sviluppatore: Creative AssemblyDistributore: SEGAVersione: EGSCosto: 49,99 euroData rilascio: 13/08/2020

Esattamente 20 anni fa Creative Assembly presentava al mondo la propria creazione, e fin da allora è stata una lunga e fortunata serie di capitoli che hanno segnato il segmento degli strategici a turni.
I punti di forza assoluti erano e sono tuttora la possibilità di gestire politica, diplomazia e pianificazione a turni, mentre le battaglie campali si svolgono in tempo reale. Questo di fatto unisce 2 giochi all’apparenza completamente diversi in un unico grandioso titolo dove bisogna necessariamente curare la pianificazione; si ha tuttavia la possibilità di poter affrontare direttamente le varie battaglie che vedranno coinvolti i propri eserciti, oppure lasciare risolvere questo aspetto all’AI che terrà conto di fattori quali la posizione di difesa, il numero delle forze schierate, la loro potenza ecc.
Questa è la formula vincente che accomuna tutti i Total War, dal primo celebre Shogun fino all’ultima declinazione, ovvero Troy.

Piccola curiosità: crediamo che questa opera abbia preso a piene mani non tanto dal racconto classico Omerico, quando dal famosissimo Colossal Troy di Wolfgang Petersen: sarà forse un caso che Paride (eroe giocabile tralatro) sembri la copia digitale di Orlando Bloom?


Ambientazione e storia


Come il titolo stesso lascia ben intuire, siamo sul finire dell’età del bronzo in quella che verrà ricordata come Grecia Omerica, precisamente agli albori della celebre (quanto forse fantastica, attendiamo tuttora conferme dagli archeologi) guerra di Troia.
Indifferentemente da quale fazione decidiate di giocare per completare la campagna, prepararsi per la guerra (sia che siate gli invasori della fazione Achea oppure i difensori della fazione Troiana) vi porterà via davvero tantissimi turni, quindi ci viene particolarmente difficile collocare storicamente questo gioco, ed è la prima volta che succede nel franchise (se escludiamo Warhammer 40.000). Daltronde, data la natura epica, quasi mitologica del periodo narrato, siamo sicuri che questo non rappresenti affatto un problema.


Gameplay e modalità di gioco


Tanto si potrebbe dire su questo gioco, ma avventurarsi in ogni piega, in ogni possibilità, in ogni “cavillo” che il titolo ci mette disposizione richiederebbe un’enormità di tempo che abbiamo deciso di risparmiarvi. Anche perché, come vuole insegnare un vecchio detto tutto italiano, “Squadra che vince non si cambia” .
Questo non significa affatto che abbiamo lo stesso identico gioco da oltre 2 decenni, ma lo scheletro che ha reso tanto apprezzato nel mondo la saga di Total War è sempre quello (e menomale, aggiungiamo): un veterano si troverà immediatamente a casa sia con menù, HUD ed impostazioni, che con i vari insediamenti, potenziamenti, truppe e di conseguenza anche con le strategie sia in politica e pianificazione che nelle battaglie.

Sotto questo punto di vista CA non ha voluto continuare sulla strada percorsa un anno prima con Three Kingdoms che, sebbene restava uguale e fedele a se stesso, aveva provato a svecchiarsi plasmando menù e scritte su un’incantevole stile orientale. Ci sarebbe piaciuto molto vedere lo stesso sforzo anche qui (magari anche qualcosina in più), considerando che tra l’Iliade e gli innumerevoli siti archeologici, l’ispirazione sul periodo dell’età del Bronzo Greca di certo non manca; peccato…

Ci sono numerosissimi modi per approcciarsi a questo gioco, così come praticamente illimitate sono le vie per poter portare a termine la propria campagna: il nuovo sistema di risorse introdotto proprio in questo capitolo permette di poter pianificare meglio i propri turni e sopratutto di poter differenziare gli investimenti tra lo sviluppo militare ed il progresso delle proprie città e province. Non solo questo rappresenta un vantaggio diretto (poiché riusciremo a formare un nuovo esercito nel mentre che potenziamo la nostra capitale per esempio) ma la possibilità di tenere traccia del livello di risorse nei nostri amici/nemici sulla mappa ci apre a scenari diplomatici prima impensabili.
Avere un alleato con altissime riserve di grano ci permetterà di investire in nuove truppe di base senza il terrore che una carestia spazzi via la fazione, avere ottime riserve di bronzo ci permetterà di reclutare combattenti migliori mentre eventuali nemici senza accesso a questa risorsa avranno truppe di basso livello (quindi facilmente affrontabili anche in inferiorità numerica). Discorso analogo per la pietra ed il legno che sono beni legati allo sviluppo delle città e delle strutture al loro interno: abbondanza o carenza di queste prerogative influirà direttamente sulla possibilità di potenziare le varie province (e le relative guarnigioni) tanto da rendere determinate città estremamente facili da abbattere o assolutamente impossibili da fronteggiare.

Tutto il sistema economico è regolato tanto dalla produzione diretta nelle varie città (che vanno conquistate o difese) quanto dalla diplomazia che in questo Troy ricopre un ruolo centrale nel Gameplay.
E’ possibile concentrandosi unicamente sulla dialettica della non belligeranza e l’accumulo di risorse per riuscire ad espandersi sulla mappa senza che nessuno mai abbia la forza o il numero per poterci impensierire, andando a finanziare una o l’altra fazione per trarre i nostri benefici di volta in volta ed arrivare ad un punto in cui nessuno riuscirebbe più a contrastarci proprio a causa del completo controllo delle risorse che siamo riusciti ad ottenere.
Questo per sottolineare l’importanza che questa funzione ricopre nello stile di gioco che siamo chiamati a scegliere durante la nostra partita.

Come se non bastasse, la presenza di side quest relative alla nostra fazione oppure al nostro campione ci tenteranno con ricche ricompense in cambio del completamento di azioni rese celebri dalle parole del poeta cieco Omero nell’Iliade.
Tutto questo, più ovviamente gli immancabili pacchetti DLC (con una nuova fazione, Amazzone, disponibile presto gratuitamente) rendono Total War Troy incredibilmente longevo ed estremamente rigiocabile in ogni sua parte.

Se le oltre 40 ore necessarie per il completamento della campagna vi sembrano un po’ troppe, oppure non siete portati per la politica e la diplomazia, la funzione Battaglia vi permette di ricreare epici e celebri scontri direttamente dalla tradizione Omerica (la battaglia della spiaggia, l’assedio della città,ecc…) oppure vi lascerà la libertà di creare il vostro scenario ideale: una guerra del Peloponneso 500 anni in anticipo magari? Un arrabbiato Ulisse che torna per liberare la sua Itaca dagli usurpatori? Avete l’imbarazzo della scelta tra le decine di fazioni e le centinaia ci città e provincie disponibili.


Tecnica


In questi anni la parola progresso significa unicamente grafica pompata. Total War non è da meno ma lo fa in modo “diverso”. I modelli di truppe e campi di battaglia sono stati rivisti e migliorati, ma è nella mappa generale che si rimane davvero colpiti; i colori tipici mediterranei sono stupendi, avvolgenti e brillanti (anche troppo a volte, per certi sembra una visuale dall’alto del mondo di AC Odyssey). Spostarsi da una provincia all’altra è davvero un piacere così come lo è preparare le navi per la grande guerra ed attraversare il mare Egeo tra una miriade di isolotti e spiagge.

Abbiamo riscontrato però una sorta di passo indietro rispetto all’ultimo capitolo della serie di Total War: in Three Kingdoms l’HUD, il menù iniziale, i vari sottomenù del gioco, le icone…praticamente tutto quello mostrato a schermo che non fosse mappa oppure truppe aveva uno splendido stile orientaleggiante che rimaneva davvero impresso. Il bianco ed il nero erano predominanti (un richiamo allo yin&yang crediamo) con accenti di colori estremamente accesi e ipersaturi (incredibilmente bello l’albero della progressione, che era letteralmente un albero che di volta in volta fioriva allo sblocco di un’abilità, un espediente incredibilmente semplice ma di un impatto visivo eccelso), quasi delle fioriture.

Di tutto questo in Troy non c’è ne è assolutamente alcuna traccia: adesso sarebbe stupido pretendere lo stesso livello di design, visto che nel precedente capitolo era chiaramente un omaggio alla cultura Cinese, ma lamentiamo il fatto che lo stesso identico trattamento poteva essere riservato alla cultura della Grecia Arcaica


Conclusioni


PROCONTRO
Mappa del mondo greco
stupefacente
Campi di battaglia identici e ripetitivi
Introduzione di nuove risorsePoche soluzioni tattiche negli schieramenti
Diplomazia più soddisfacente da
operare
Stile grafico di menù ed HUD banali rispetto al capitolo precedente
Estrema longevità e rigiocabilità

Abbiamo tra le mani il migliore dei Total War finora mai realizzati? Forse…
Sicuramente dal punto di vista tecnico siamo prossimi alla perfezione (come lo erano del resto anche altri titoli ben più vecchi, primo fra tutti il tanto amato ROME II) e l’aggiunta di un nuovo sistema di risorse più “realistico” non fa che rendere nuovo un gioco che ricordiamo ha la bellezza di 20 anni alle spalle.
Se nella parte dello strategico a turni non abbiamo assolutamente nulla da dire se non complimenti, è nei combattimenti in tempo reale che siamo rimasti delusi.
Le mappe dei campi di battaglia sembrano sempre le stesse, al di là di qualche bosco o leggera altura non è presente assolutamente niente di caratteristico, nemmeno in quelle battaglie che sono il fulcro di tutta la campagna. Questo è un problema che la saga si porta dietro fin dagli albori, solo che mentre cambiando del tutto epoca questo impatto si nota di meno, in Troy ci sembra di rigiocare le stesse mappe presenti in ROME e ROME II (con tutte quelle fantastiche espansioni rivelatesi un mesh-up di quanto già presente nel gioco base).
Gli stili di combattimento sono realistici (crediamo, non che qualcuno possa andare indietro di 2500 anni per controllare) così come lo sono il comportamento delle truppe quando incalzate oppure in fuga e nel complesso possiamo dirci soddisfatti si, ma amareggiati da quel tocco in più che è mancato ma che è tanto necessario.

Poteva essere davvero perfetto: sarebbe bastata un po’ più di fantasia e dedizione nella parte dei combattimenti in tempo reale per consegnare ai fan della saga un opera mastodontica sì, ma incredibilmente appagante da giocare anche solo per il gusto di ricreare quelle epiche battaglie e provare di volta in volta nuove strategie

Splintell
Splintell
Appassionato da sempre di videogiochi e tecnologia, riscopro da poco il piacere per la scrittura e la condivisione di idee e pensieri. Non ho la pretesa di essere un giornalista ma ho l'audacia per provare a trarre ispirazione dai migliori per poter portare un altra voce, quella del PC Gaming Vault, nel mondo del Gaming e dell'hardware.
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