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Cyberpunk 2077 Review

Dopo anni di sviluppo, innumerevoli rinvii e qualche incidente di percorso ci troviamo a recensire uno dei giochi più attesi degli ultimi anni. Ci siamo presi il nostro tempo non solo perché l’ultima opera dei creatori di The Witcher 3 ha un’ estensione colossale, ma anche per scrollarci di dosso qualsiasi residuo di Hype accumulato negli ultimi mesi pre lancio ed affrontare con lucidità pregi e difetti che un prodotto tanto ambizioso non poteva che avere.

Ci sono un paio di elementi che non ci hanno convinto fino in fondo e qualche spigolo vivo di troppo da smussare, ma l’ ultima fatica di CD Project RED si esprime in un gioco ricco, curato e divertente, un GDR in chiave moderna che riscrive i paradigmi di progressione e si innalza ad inedite vette grafiche grazie alla nuova versione del RED Engine che, su Pc dotati di tecnologia RTX, vanta quella che ad oggi é la meglio riuscita implementazione del Ray Tracing in tempo reale.

Cyberpunk 2077 ci proietta in una visione piuttosto fedele dell’ universo distopico ideato nel 1988 da Mike Pondsmith per il suo gioco di ruolo cartaceo “Cyberpunk“, diventato poi un cult nella sua seconda edizione: Cyberpunk 2020. Un difficile futuro in cui carestie, guerre e consumismo sfrenato hanno indebolito i governi ora sotto controllo ed egida delle grandi corporazioni che tengono in pugno la delicata popolazione, “rinchiusa” nelle meccaniche di megalopoli sovrappopolate, in cui la ricchezza e le vanità tecnologiche dell’ élite si scontrano con il degrado e la povertà della gente comune.

Vestiremo i panni di V, mercenario a stretto contatto con la malavita di Night City, megalopoli futuristica illuminata dal languido sole californiano, che si troverà ad accettare il lavoro sbagliato al momento sbagliato.

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