Command & Conquer Remastered Review

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Command & Conquer Remastered Review

Sviluppatore: Westwood StudiosDistributore: Electronic ArtsVersione : SteamCosto: 19,99 euroData rilascio: 05/06/2020

C’era un tempo dove il genere RTS, nato da quel geniale capolavoro che porta in nome di Dune 2, sempre sviluppato da Westwood Studios, era fecondo di interesse e potenzialità, un mondo con cui molti giocatori Pc di vecchia data hanno probabilmente iniziato le loro prime sfide su Personal Computer.

Sicuramente non possiamo dimenticarci come si era, ai tempi, a un crocevia tra sistemi di archiviazione, passando dal multi dischetto floppy, che costringeva a vincoli molto sfidanti, ai favolosi CD-ROM, che venivano riempiti di esperimenti in FMV, e spesso differivano proprio nella rappresentazione cinematica.

In questo contesto si inserì prima Command & Conquer Tiberian Dawn, poi Red Allert, i due titoli riproposti in questa Remastered di EA.
Saranno presenti anche tutti i DLC, comprese le Spec Ops, mai apparse su Pc e le missioni segrete contro dinosauri e formiche giganti: insomma un pacchetto davvero completo e un tributo unico alla serie.

Una storia di rispetto

Ripensare a un gioco che ha sulle spalle 25 anni è una operazione assai complessa, e si rischiano scivoloni clamorosi nel tentativo di adattare meccaniche che funzionano in un certo tipo di contesto, a canoni più moderni che rischiano di far collassare il costrutto.

Siamo felici di riportare come Command & Conquer Remastered sia migliorato con intelligenza, mostrandosi allo stesso tempo come un tributo inestimabile per tutti i nostalgici, scongiurando lo spettro di una mera operazione commerciale.

L’idea di ritrovare il balbettante pathfinding, l’impossibilità di usare l’attack move, la selezione specifica dell’azione desiderata sono tutte noie graditissime, perchè restituiscono un feeling che altrimenti si sarebbe perso sull’altare di un ammodernamento e semplificazione non necessaria.

Ci sono, ovviamente, degli aspetti che vengono incontro al giocatore, come la possibilità di fare lo switch tra un tipo di impostazione Legacy, cioè più simile alla tradizione con la coda di costruzione disabilitata e l’azione di attacco o di movimento con tasto sinistro, o Modern, più snella e ottimizzata, che richiede meno attenzione e selezioni da parte dell’utente.

Anche l’interfaccia laterale è stata completamente ridisegnata, molto chiara, funzionale, che consente di avere una visione d’insieme di quello che sta accadendo oltre ad accedere, con massimo due click, alla funzionalità desiderata.

L’ambientazione e la storia è tutta una grande parodia di scenari con un certo sapore di “Guerra Fredda”, che ricordano anche vagamente un Peter Sellers di Doctor Strangelove come corsa ai paradossi, dove due fazioni, GDI e NOD in Tiberian Dawn e Alleati e Unione Sovietica in Red Alert, saranno contrapposti.

Nel 2020 è certamente difficile prendere sul serio e provare Pathos per i filmati in FMV datati 1995 (comunque completamente restaurati e rimasterizzati), ma bisogna considerare che era un tempo dove dopo anni a elemosinare anche sui campionamenti audio per risparmiare spazio sul floppy disc si passava a una multimedialità inedita.

Da questa sperimentazione nacquero prodotti che legavano una resa visiva e un gameplay di buon livello a degli scorci narrativi impossibili prima di allora, tra i quali appunto Command & Conquer, o, ci viene in mente, Wing Commander: un passaggio dalla portata simile a quello che si ebbe al cinema quando si superarono i silenzi del film muto.

Tiberian Dawn, titolo datato 1995, racconta di un misterioso minerale, il Tiberium, chiamato così perchè ritrovato per la prima volta proprio nei pressi del fiume Tevere in Italia, ed è ispirato al film The Monolith Monsters del 1957: le due fazioni, GDI, una sorta di nazioni unite, e i malvagi NOD guidati da Kane (Joseph D. Kucan) si contenderanno in due distinte campagne di gioco il controllo del Tiberium in una nuova, ipotetica, guerra mondiale.

Red Allert, di contro, prendendosi molto meno sul serio, risulta una sorta di prequel: Albert Einstein, per scongiurare le atrocità della seconda guerra mondiale, crea un universo alternativo attraverso un viaggio temporale che lo porta a incontrare Adolf Hitler, e dopo una breve conversazione con lo stesso, viene cancellato, con sommo gaudio, dalla storia.

L’assenza della Germania nazista, prepara il campo per una contrapposizione diretta tra alleati e Unione Sovietica, che è la base del gioco stesso.

Gameplay e modalità di gioco

Command & Conquer si gioca esattamente come si giocava 25 anni fa, un gameplay genuino, se vogliamo semplice, assolutamente incanalato verso azioni ripetitive e strategie consolidate: proprio per queste caratteristiche è assolutamente inadatto per tutti coloro che non hanno vissuto quel periodo e ne possono comprendere l’originalità.

C’è tutta una schiera di Pc Gamers, e sappiamo che coglieremo l’animo di molti di voi, che osservavano quei prodigi che si chiamavano 386 SX o 486 DX e che di rapina vi installavano gli RTS di Westwood Studios in ambiti assolutamente inadatti (lavoro, università, Pc del padre) e attendevano pazienti il loro momento per diventare comandanti di quelle schiere di carri armati.

Questi saranno coloro che godranno di più del lavoro svolto da Ea, che nel contempo è riuscita a rispettare la tradizione, e, come detto, innovare dove serviva: a livello di meccaniche, varieranno da missioni dove con un gruppo ristretto di truppe dovremo assecondare un compito, a quelle più classiche in cui con la nostra base produrremo un armata per il predominio della mappa.

Si sente la mancanza di tutte le innovazioni di cui il genere ha beneficiato? Alcune volte c’è capitato di notare una certa semplicità sia delle mappe, sia delle dinamiche, oltre qualche criticità voluta nella selezione e nel pathfinding delle truppe.

Non esistono abilità dei personaggi più importanti, upgrade delle unità, si risolve tutto con una scelta di genere, di progettualità dell’unità, con una fanteria più fastidiosa che efficace, cagionevole all’avanzata di carri e altre unità corazzate.

Di corrosivo per i nervi del giocatore è restato solo il vizio di dover eliminare ogni singola unità nella mappa per giungere all’agognato “Missione compiuta”, una dinamica che rispecchia la rigidità di un progetto vecchio 25 anni e che forse avrebbe potuto essere superata.

Una cosa è evidente, però: Red Allert risulta più rifinito in termini di gameplay e decisamente un gioco più moderno rispetto a Tiberium Dawn che è evidentemente ancora troppo legato alla tradizione di Dune 2: anche il comparto narrativo più incentrato a un revisionismo storico, il non prendersi sul serio, ne fanno, secondo noi, un’esperienza più fresca e appagante che la contrapposizione con Kane non riesce a eguagliare.

Non manca una riorganizzazione in chiave moderna del Multiplayer, con una buona selezione di mappe in modalità Skirmish orchestrata da una pratica interfaccia che permette di aggregarsi alle partite, ospitarle, giocare con un amico contro l’IA e, infine, un editor delle mappe stesse.

Conclude il pacchetto il supporto tramite Steamworks alle Mod, che sono già disponibili in numero considerevole (più di 2000 in poche settimane) segno del successo che questa operazione nostalgia sta avendo.

Tecnica

Gli sforzi in quest’ambito sono stati notevoli: l’intero titolo è stato rimasterizzato in 4k, aggiunta la possibilità di fare zoom in e out, e in single palyer è possibile passare dalla modalità nuova a quella vecchia solo schiacciano la barra della tastiera.

Per la verità non abbiamo pensato nemmeno per un secondo, se non per prova, di non apprezzare il nuovo livello di resa, che aumenta anche la qualità e il numero di animazioni.
Ovviamente ci pare superfluo parlare di requisiti di sistema, gira praticamente su qualsiasi Pc.

A livello audio, oltre tutti gli effetti tanto cari agli appassionati, abbiamo 7 ore di musica, anch’essa rimasterizzata, di Frank Klepacki, che ricorda molto spesso le tematiche e i contorni di quegli anni 90, con motivetti che non possono non entrare in qualche vostra improvvisazione canora giornaliera, almeno a noi è successo così, soprattutto col brano “Mechanical Man”.

Anche di questa componente avremo una completa libreria con tutti i brani selezionabili singolarmente: la qualità, per chi si ricorda gli originali, e le migliorie apportate a quest’aspetto, sono sensazionali.

Conclusioni

PROCONTRO
Rispetto per la seriePer nostalgici
Moltissimi contenutiAlcune dinamiche antipatiche potevano essere corrette.
Gameplay ancora valido
Grafica completamente ripensata

Command & Conquer Remastered è un atto di amore per la serie, non è una trovata commerciale per vendere qualche copia utilizzando un nome altisonante, ma un lavoro certosino di recupero videoludico, hanno migliorato quello che si poteva e doveva correggere, lasciando l’esperienza inalterata, pura e semplice, come dovrebbe essere.
Detto questo riteniamo non sia un titolo per tutti, coloro che non hanno avuto un certo tipo di iniziazione agli RTS probabilmente non conservano i requisiti per poterlo capire, per tutti gli altri, una esperienza imperdibile soprattutto con il mai dimenticato Red Allert.

lordpkappa
lordpkappa
Appassionato di Pc Gaming fin dai primi 386 dove mi dilettavo a giocare al mitico Dune, per poi passare a 486 DX, il mio primo vero Pc non in prestito fu un Pentium 166 con una S3 virge. Di anni ne sono passati, la passione è rimasta la stessa. Ho scritto per carta stampata (Pc Zeta), per il web (Kataweb, Everyeye, Gamesurf), oggi amministro un gruppo di ragazzi motivati in un progetto in cui credo fermamente, Pc Gaming Vault.
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