Syberia: The World Before Review, omaggio al maestro.

by Patrick Grioni
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Sviluppatore:Distributore:Versione testata:Costo:Data rilascio:
Microids Studio ParisMicroidsSteam39,99 Euro18/03/2022

Vi sono prodotti, titoli, che si legano in maniera indissolubile a un artista, a un gusto estetico, a una fotografia o ai tratti gentili di una matita, che con ferma mano e eleganza non viene spinta a tratteggiare solo illustrazioni, ma crea veri e propri micromondi con canoni distintivi.

La serie Syberia ha un suo campione, Benoit Sokal, che fin dal primo capitolo, e anche prima con Amerzone (1999), riuscì a prenderci per mano grazie all’avvocatessa Kate Walker e portarci in un viaggio alla ricerca del, creduto defunto, Hans Voralberg, legittimo erede dell’omonima fabbrica di automi francese.

Un’opera che si può definire storiografica (senza mai entrare in temi politici) e geografica, ma soprattutto intima, vera chiave del successo della serie, che seppe muovere sapientemente le pedine e non mancare in nulla: dall’interazione con l’automa Oscar, all’infantile passione per la paleontologia di Hans evidente nella ricerca dei Mammut, fintanto ad alcuni passaggi dalla palese nostalgia sovietica.

Benoit Sokal, purtroppo, è venuto a mancare prima della definizione finale di Syberia The World Before, e quindi Microids l’ha dovuto portare a compimento senza la sua guida, tra diversi ritardi e posticipi dell’ultimo minuto: il peso delle aspettative si è, infatti, alzato in maniera geometrica, con la consapevolezza che questo sarà l’ultimo palpito dell’autore francese, che in futuro non vi sarà, se non in forma indiretta, un altro suo Syberia.

Inutile negare che con questo velo nostalgico la review del videogioco in se ha uno strano sapore, un determinismo che poche volte abbiamo avuto modo di porci innanzi, ogni scelta di gameplay, ogni ambientazione, ogni enigma, si inseriscono in una stasi temporale che non ha quella speranza di poterci riprovare, quasi che la missione, vuoi per il lascito di Sokal, sia necessariamente quella di non fallire.


L’OMBRA DEL NAZISMO


Le vicende narrate in The World Before vengono grandemente ambientate nella regione fantastica del Osterthal, idealmente un curioso miscuglio tra Austria e nord Italia, probabilmente dal gusto similare al Sud Tirolo, ma confinante a nord con la Svizzera, e precisamente nella città di Vaghen.

La stessa risulta una pedina importante per riallacciarsi ai capitoli precedenti, poichè a causa di un incendio all’inizio del ventesimo secolo fu completamente distrutta, attirando la curiosità, e la generosità, di Hans Voralberg che la utilizzo come esempio e sperimentazione di città completamente automatizzata.

Nella stessa nel 1937 viveva una ragazza, amante del pianoforte, e dallo spirito socialista, tale Dana Roze, designata dal sua scuola di musica a suonare il motivo caratteristico di Vaghen con una esibizione nella piazza principale: la meraviglia della città era infatti la sua orchestra, che, tramite un solo uomo (o donna) poteva innescare una serie di automi che man mano avrebbero accompagnato l’esibizione.

La presentazione di Syberia The World Before, o questa sorta di prologo, terminano appunto con un sontuoso spettacolo che coinvolge il giocatore e rappresenta anche un caldo augurio di bentornato, con le sue note poetiche e facendo dell’opera musicale il fulcro della vicenda, linea che verrà mantenuta anche successivamente in contrasto al silenzio delle barbarie.

I nostri lettori avranno notato come finora sia stata citata solo Dana Roze, mentre Kate Walker non sia ancora apparsa tra le nostre righe: la stessa, infatti, si mostrerà subito dopo la chiusura del concerto di Dana, in un’altra linea temporale (2004) nella Taiga russa a scavare in una miniera di sale, intrappolata, insieme alla sua compagna Katyusha, da un gruppo di estrema destra che cerca in questo modo di finanziare la sua causa.

Noteremo subito che la simpatia tra le due donne sfoci in un rapporto che va ben oltre l’amicizia e insieme cercheranno un modo per svignarsela dalla loro prigione: nel fare ciò, scoprendo alcuni reperti risalenti al secondo conflitto mondiale, troveranno un ritratto raffigurante proprio Dana, molto rassomigliante a Kate, e questa affinità la porterà quindi a cercare di capire chi fosse quella giovane ragazza del 37.

Fuggendo con una motocicletta verso l’Europa, Kate Walker si dirigerà proprio a Vaghen, in una piccola pensioncina, base di partenza per le indagini riguardanti la ragazza del dipinto.

Seppur indubbiamente ben narrato e presentato, il pretesto o il motore che muove tutta l’impalcatura narrativa ci sembra un po’ traballante e con diversi buchi concettuali, quasi una forzatura giustificativa più che una necessità impellente: è vero Kate Walker ha man mano perso tutte le personalità che nei primi 3 Syberia l’avevano man mano accompagnata, e avrà altre mancanze anche all’inizio di questo The World Before, ma la necessità impellente di scoprire chi sia la ragazza del dipinto, seppur a lei somigliante, non ci sembra motivo sufficiente per attraversare mezza Europa alla sua ricerca.

Tolta questa incrostazione che era giusto segnalare, il modello duale che segue due linee temporali distanti ma parallele di due figure simili (Dana e Kate), con alcune sezioni che ricordano in qualche modo quanto visto in maniera più estesa in The Medium, è talmente fluido che se ne apprezza subito l’efficacia.

Anche la ricostruzione storiografica, seppur senza mai citare direttamente le figure infime che caratterizzarono i periodi bui della prima metà del ventesimo secolo, risulta ben pensata e indice della delicatezza con cui Sokal ha deciso di trattare l’argomento: gli ebrei (come la famiglia di Dana) diventano quindi i “Vageriani” mentre il partito nazionalsocialista viene chiamato “Ombra Bruna“, ma tutto il resto, come date, dinamiche e conseguenze, ha la stessa forza di quanto vissuto realmente in quei tempi.

Insomma, se mischiamo le vicende delle due donne protagoniste, all’ambientazione ricreata dall’illusione ludica, considerando anche la verosimiglianza storiografica, troviamo un mix che funziona: i problemi, però, saranno altrove.


IL DINIEGO DEI CARDINI


Per creare una eccellente avventura grafica, sono tre le componenti da saper mischiare: ambientazione credibile e iconica, profondità dei personaggi e sfida (o meglio stimolo) nella risoluzione degli enigmi.

Syberia The World Before fa benissimo nella prima istanza, bene nella seconda, ma cade sonoramente nella terza: lo sforzo di rendere quanto più narrativamente fluido il titolo ha messo sull’altare la sfida, non vi è stato un singolo momento in cui ci siamo sentiti messi alla prova e abbiamo dovuto utilizzare l’ingegno.

Tutto è servito su un piatto d’argento sfavillante, ci si sente letteralmente pilotati verso soluzioni che al massimo possono avere la complessità di alcuni titoli enigmistici da cellulare, senza per questo essere pane da avventura grafica: segno distintivo di questa indole è l’impossibilità di combinare nell’inventario gli oggetti per scoprire binomi interessanti, ma tutto è conseguente e in sostanza banale.

Anche gli incarichi secondari, più che altro di approfondimento (raccogli notizie sul luogo x, rifletti nel luogo y), non riescono ad aggiungere nulla di sostanziale, se non di approfondimento del contesto, quest’ultimo ben documentato e variegato.

Certo, come abbiamo già detto l’indagine di Kate e la vita di Roze sono narrate e ricostruite in maniera ineccepibile, ma con questa struttura ci si sente più che giocatori, spettatori: è un titolo, insomma, pensato più per tutti quelli che hanno amato i prodotti Dontnod come Life is Strange piuttosto che tutti coloro che sono vissuti a pane e Monkey Island.

Anche rispetto a Syberia e Syberia 2 si sente una certa deficienza di struttura a favore della narrativa e fotografia.
Purtroppo un retaggio che lo rende molto più Benoit Sokal (che ricordiamo era un fumettista) e molto meno Microids, quando forse per incensare meglio l’illustre autore francese sarebbe stato più consono cercare un equilibrio diverso.


ESTETICA MUSICANTE


Sistema Prova
Processore: R5 5600X
Scheda Grafica: RX 6700 XT
Ram: 16 GB DDR4 3200 Mhz
Archiviazione: 250 GB M2 + 500 GB SSD SATA

Syberia The World Before è mosso da Unity.
Non scappate però subito dopo questa dichiarazione, nonostante qualche problemino tecnico, almeno con la risoluzione Ultrawide (non supportata) la resa visiva del titolo è sicuramente di grande pregio: in particolare il numero di dettagli, la grazia dell’illuminazione, il calore della stessa.

Ovviamente sul nostro sistema, che curiosamente non si è potuto distaccare (almeno riferita dai menu) dalla risoluzione 1920×1080 (anche se sospettiamo fossimo almeno a 2560×1440 visto lo scaling impercettibile) non ci sono state problematiche, variando ogni tanto a 120 fps, ma solitamente toccando i 144 costanti (limitati dalla frequenza di aggiornamento del monitor).

Segnaliamo la presenza di una MOD non ufficiale per consentire l’ultrawide a questo indirizzo, che funzionalmente riesce a portare a pieno schermo il titolo, al costo di 2/3 delle performance effettive, che calano verso i 40-50 fps, ma con picchi negativi anche inferiori.

Meno convincenti sono alcuni modelli e talune animazioni, ma in generale si mantiene su un buon livello, accompagnando e illudendo di trovarsi a Vaghen con buona abilità: l’uso di Kate e Dana passa dal classico punta e clicca a una modalità che consente il controllo diretto tenendo schiacciato il tasto sinistro del mouse, ogni tanto ci sono alcune impuntature e poca reattività, ma sono casi rari e mai implicano situazioni non risolvibili.

Deludente, invece, la telecamera, con veri e propri casi dove impazzisce in maniera decisamente fastidiosa allontanandosi troppo dalle protagoniste o scegliendo un path finding anomalo che non consente di vedere certi punti di interesse.

Non c’era da dubitare sull’accompagnamento musicale, di primissimo livello, utilizzato spesso come metafora di idee più illuminate rispetto al silenzio imposto dalle turpi menti dell’Ombra Bruna, inoltre essendo Dana una pianista non poteva non essere un aspetto curato, tanto più che ogni brano è stato suonato dalla celebre Emilie Bear, mentre la colonna sonora è a cura di Inon Zur.

Manca la localizzazione in Italiano dell’audio, ormai una triste costante, ma sono presenti i sottotitoli, peraltro l’inglese utilizzato è facilmente comprensibile.

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Splintell
Autore
1 mese fa

Sono riuscito a percepire la delusione dalle tue parole e questo non è mai un bene se siamo di fronte all’ultima opera di un autore (cosa valida in ogni rame dell’arte).

Gianni
Gianni
1 mese fa

Ottima recensione, nonostante la delusione percepita, la voglia di provarli tutti e tre è aumentata di tantissimo, cosa assurda se penso che i primi due titoli li ho e non li ho mai provati.Quindi dopo li installo!!!