Film e Videogiochi: Una coppia che non scoppia

by Zethras Gorgoth
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Fra gli appassionati del genere survival horror c’è sicuramente qualcuno che ha in mente il ricordo vivido dei film di Resident Evil, diretti da Paul W. S. Anderson. Si, lo sappiamo, molti tra i fan della serie vorrebbero non ricordarlo, eppure hanno questa memoria impressa a fuoco nelle loro menti, una tortura lenta e dolorosa che fa porre una significativa domanda: perchè? Già, perchè? E’ sicuramente la domanda che si sono posti molti di quelli che hanno visto i due trailer di Welcome to Raccoon City, reboot cinematografico della serie horror più influente della storia, con ogni probabilità. Se tendete l’orecchio, forse, sentirete riecheggiare il rumore dei sonori facepalm che molti appassionati hanno fatto nel vedere i trailer, delusi dallo sconforto dato dall’avere nella memoria quelli che molti considerano aborti del cinema videoludico e nel vedere le proprie speranze fatte a pezzi come uno spezzatino. Per la seconda volta. Purtroppo, amici del Vault, non è un problema limitato unicamente a Resident Evil, ma che tocca sciaguratamente molti dei franchise che amiamo. Silent Hill, Tomb Raider, Mortal Kombat. Perfino Super Mario, House of the Dead e Alone in The Dark a voler essere pignoli. Per quanto l’industria cinematografica si sforzi (e viene da domandarsi quanto davvero si sforzino, a questo punto. N.d.R) non sembra essere capace di realizzare un prodotto decente tratto dai videogiochi. A volte si ha quasi l’impressione che per produrre queste trasposizioni si siano scelti i più incompetenti in circolazione. Ma è davvero così? C’è qualche motivo per cui, non importa quanti sforzi si faccia, non si è capaci di realizzare un’opera cinematografica decente dei videogiochi? In realtà è assai probabile che una motivazione ci sia ed è in realtà piuttosto banale. Non così immediata forse, ma non preoccupatevi amici del Vault, perchè siamo qui proprio per questo motivo. Questo è Video Riflettendo, e oggi ci occuperemo proprio di questa problematica: film e videogiochi. Un connubio che sembra destinato a non dare mai frutti maturi, ma solo imitazioni acerbe, aspre e dolorose come un pugno in faccia.

Prima di addentrarci nel discorso, tuttavia, è bene chiarire da dove nasce tutto questo preambolo. Recentemente, come abbiamo anche accennato nell’introduzione, sono stati resi disponibili due trailer del film di prossima uscita Welcome to Raccoon City. Ebbene, originariamente chi scrive era stato incaricato di scrivere una news proprio riguardo ai trailer, in quanto appassionato della saga videoludica di Resident Evil, magari analizzandoli frame by frame. Però ci è sembrato più produttivo trattare questo articolo, potendolo collegare ad un panorama di più ampio. Ma andiamo con ordine, come sempre. Tanto per iniziare è bene fare pace con sé stessi e capire una cosa: le premesse sono a dir poco pessime.

Volendo soprassedere sulle scelte di casting a dir poco orripilanti da cui è plagiato il film, salvo qualche eccezione apprezzabile, è sufficiente guardare i primi dieci secondi del primo trailer per rendersi conto che qualcosa non va e che la storia è stata sostanzialmente modificata, quanto meno nei suoi capisaldi. E proseguendo nella visione di entrambi i trailer ci si può facilmente rendere conto di come la situazione vada solo peggiorando, uccidendo sul nascere qualsiasi speranza che si potrebbe mai pensare di avere su di un lavoro ben realizzato, in barba al fatto che i produttori del film stessero lavorando a stretto contatto con Capcom per la realizzazione di un prodotto di qualità, che soddisfacesse i fan. Ebbene, amici del Vault, è sufficiente proseguire nei trailer per rendersi conto di che livello ha raggiunto il vero e proprio stupro che hanno dovuto subire le trame dei primi due titoli di Resident Evil, perché proprio di questo stiamo parlando.

Non soltanto due prodotti distinti sono stati accorpati in un unico filone di, presumibilmente, due ore o meno di durata, ma sono stati stravolti elementi cardine come le date in cui si svolgono le vicende, le motivazioni di alcuni personaggi e perfino le caratterizzazioni di altri. Proviamo a fare un esempio pratico. Come sa chi ha giocato Resident Evil 2, che sia l’originale o il remake, uno dei punti fermi della trama legata al personaggio di Claire Redfield è quella di cercare suo fratello Chris, del quale non ha notizie da diverso tempo. Arrivata in città in sella alla sua moto, il 29 Settembre 1998, Claire incontra poco dopo il poliziotto Leon S.Kennedy, insieme al quale vivrà le vicende che la porteranno a scappare da Raccoon City, senza tuttavia trovare suo fratello. Bene, avendo in mente questo, ora possiamo dirvi la verità: non c’è traccia di questi elementi nei trailer che, anzi, suggeriscono un corso degli eventi completamente diverso.

In altre parole, chi ha realizzato questo film ha preso la trama dei primi due Resident Evil e i suoi personaggi, e dopo li ha martellati, fatti a pezzi, passati al tritacarne, sbattuti, uccisi, riportati in vita e frullati insieme in quella che sembra essere solo la parvenza di un film dedicato ad un franchise, e questo solo e soltanto perchè nomi e location coincidono. Certo, bisognerà aspettare il film completo per poter giudicare, ma cerchiamo di mostrare un po’ di onestà intellettuale: per quanto il lavoro svolto sembri migliore di quello di Anderson, Welcome to Raccoon City pare solo un’accozzaglia di fan service fatto male per titillare i fan e poco altro. Ma come sicuramente saprete, questo non è nemmeno il primo episodio di una triste storia legata al cinema ai videogiochi. Ed il punto è proprio questo, amici del Vault, abbastanza spinoso da far porre la domanda: perché sembra che non si riesca a realizzare un film decente basato sul nostra media di riferimento?

La risposta si può cercare, forse, nella logica. Provando a mettersi nei panni di un produttore cinematografico incaricato di realizzare una trasposizione su pellicola di un videogioco diventa in realtà piuttosto facile comprendere come chi investe soldi voglia per forza di cose assicurarsi un profitto di un certo tipo, superiore all’investimento profuso. E se da una parte il fan service è sicuramente una mossa logica da compiere, in quanto si prende ciò che i fan conoscono e glielo si propone qui e la come le molliche di pane di Hansel e Gretel, dall’altra spunta quello che è senza dubbio un dilemma che nell’ottica di un investitore fa sicuramente riflettere: chi andrebbe a vedere un film nel quale vengono riproposte 1:1 le vicende del videogioco, quando potrebbe viverle in casa propria, senza spendere soldi, quante volte lo aggrada e nel modo che più lo aggrada? Del resto, è proprio il concetto che definisce certi tipi di videogioco: c’è un percorso che è necessario attraversare per vedere la fine del gioco, un punto A ed un punto B, ma come arrivare al punto B è a totale discrezione del giocatore. Che sia un nemico ucciso in un modo differente, un altro lasciato in vita, una battaglia finita in modo diverso. Esistono diverse varianti, abbastanza da rendere ogni singola partita diversa dalla precedente. Perciò forse è facile rendersi conto di come riproporre le cose pedissequamente possa sembrare rischioso per un produttore, in quanto ci sarebbe costantemente la paura che possa subentrare la noia data dall’aver già visto quello stesso passaggio.

Con ogni probabilità il punto è proprio questo, amici del Vault. Nel tentativo di dare ai fan qualcosa di mai visto, di diverso dal prodotto originale ma contemporaneamente legato ad esso, si finisce inevitabilmente per realizzare un prodotto ibrido, che somiglia al materiale di riferimento ma non abbastanza, e così si finisce per confondere i nuovi arrivati, coloro che al videogioco non ci hanno mai giocato, e si fa infuriare gli appassionati, che vedono le proprie certezze storpiate nel peggiore dei modi. Come dimenticare il pessimo lavoro fatto da Uwe Boll con House of The Dead? O la Lara Croft impersonata da Angelina Jolie, in un film che però ha fatto desiderare agli appassionati di strapparsi gli occhi per lo schifo? O ancora, come si può passar sopra al pessimo lavoro fatto da Paul Anderson con i film di Resident Evil? La risposta non è così semplice: come fruitori dei videogiochi non possiamo passarci sopra perchè i franchise che amiamo sono stati in qualche modo depauperati di ciò che li rendeva sé stessi, ma come persone con un cervello funzionante dobbiamo renderci conto che il mercato funziona in un determinato modo, con regole ben precise e con rischi che un uomo d’affari o un regista di una certa serietà non possono permettersi di correre. Per questo, forse, film e videogiochi non andranno mai a braccetto nel modo migliore, e ci sarà sempre qualcosa che farà indispettire qualcuno, in un modo o nell’altro.

Che fare, quindi? Forse la soluzione è semplicemente una muta rassegnazione, spegnere il cervello e godersi quello che ci viene propinato, o disprezzarlo profondamente, ma comunque lasciando correre perché, forse, non avremo mai qualcosa che incontri davvero i nostri gusti. L’industria cinematografica non ce lo permetterà mai, perché non vogliono correre il rischio che qualcosa vada storto e che si sfoci nella noia. E del resto come dar loro torto. L’altra faccia della medaglia però è forse un po’ più seria, perché ci impone di non rimanere in silenzio e non farci andare bene tutto, magari confondendolo con un dono o una grazia divina. Perché se è vero che non ci è tutto dovuto, lo è anche il fatto che quello che viene realizzato è un prodotto pensato in primis per i fan e di conseguenza deve avere un certo standard qualitativo, altrimenti a che serve? Noi vi suggeriamo di mantenere la mente aperta, di non giudicare a prescindere pensando “farà schifo” ma di dare una possibilità ai prodotti che vengono sfornati. Fermo restando che la vostra voce, la nostra, quella di tutti, conta, e bisogna farla sentire quando le cose non vanno bene o non ci piacciono. Capcom alla fine ha capito, e dopo la svolta fin troppo action di Resident Evil 6 ha dato ai fan ciò che chiedevano: veri survival horror. Forse dovremmo fare lo stesso coi film, e chiedere a gran voce ciò che ci viene negato da realizzazioni mediocri? I fatti sembrerebbero suggerire di si, ma lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.

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