Essays on Empathy Review

by Francesco Viscardi
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Sviluppatore:Distributore:Versione testata:Costo:Data rilascio:
DeconstructeamDevolver DigitalSteam11,49 Euro18/05/2021

Ci sono dei videogiochi che, proprio per come sono pensati, sono destinati a essere molto apprezzati da una parte del pubblico e, allo stesso tempo, mal digeriti da un altra.
I giochi realizzati da Deconstructeam rientrano senza ombra di dubbio in questa categoria. Lo studio spagnolo ha infatti sviluppato negli anni una particolare filosofia di sviluppo, che applica nella costruzione dei suoi titoli.


Essays On Empathy, il titolo su cui ci concentriamo in questa recensione (e testato su piattaforma Steam), è pensato proprio per fungere da manifesto per quella che è la linea di pensiero degli sviluppatori che compongono la squadra di Deconstructeam.
Si tratta di una raccolta di dieci minigiochi, realizzati durante le 72 ore canoniche del concorso per sviluppatori indie chiamato Ludum Dare, tramite i quali il giocatore ha modo di esplorare il percorso che ha portato lo studio a raggiungere la posizione radicale sulla quale si attesta oggi.


Una miriade di storie differenti.


Come anticipato sopra, Essays On Empathy è composto da una collezione di 10 minigiochi, ognuno con una storia tutta propria da raccontare e dai tempi più svariati.
In uno, una ragazza si rende conto che il proprio scheletro non è davvero il suo: dovrà scavare al suo interno per scoprire la verità sull’origine di questo mistero.
In un altro racconto, saremo un androide incaricato di creare protesi per gli esseri umani, che le utilizzano per essere più forti, più belli, più popolari; saremo noi a decidere quali di queste necessitano veramente, e le creeremo personalmente tramite una meccanica molto interessante.
In un terzo, saremo nei panni della moglie di un grande artista, che però vive nella sua ombra. Sebbene lo ami, viene costantemente abusata psicologicamente e fisicamente da lui, provocandole una forte depressione.


Tutto questo cammino ci porterà fino al decimo racconto intitolato “De Tres al Cuarto”, una nuova avventura inedita di questa collezione e della durata di un’ora e mezza, in cui al giocatore sarà permesso di scegliere le carte giuste per uno spettacolo comico di successo.
Come abbiamo fin da subito notato, molte delle tematiche dei titoli tendono a riguardare il corpo umano, la scoperta dell’identità e gli affetti. Tutti temi attuali e chiaramente molto importanti per Deconstructeam, che già dal 2014 poteva vantare una grande rappresentazione della comunità LGBT+ nei suoi giochi e la ricerca di nuove forme di dialogo e narrazione per includere temi delicati e complessi.

“De Tres al Cuarto”, l’episodio inedito della serie.


Sebbene sessualità e identità di genere non siano mai i punti focali della narrazione, sono prospettive inserite in quasi tutti i giochi per uno o più personaggi. Legami, amore, il venire a patti con una realtà cruda ma realistica che riguarda l’uomo sono tutti aspetti su cui Essays on Empathy si concentra, e che illustra bene e nel dettaglio.



Tanti Game…poco Gameplay.


Chi cerca azione e avventura da questi titoli potrebbe rimanere deluso, perché Essays on Empathy ne ha pochissima.
Il suo punto di forza è la struttura narrativa e il world building, e ne fanno largo uso, sacrificando spesso la qualità delle meccaniche di gioco, che non sempre sono agli standard dell’industria.
Va anche detto che questo è naturale, dato che son stati tutti sviluppati in sole 72 ore, ma è un difetto che si fa sentire specie se consideriamo che sono stati tutti copia-incollati dall’engine con cui sono stati creati nella collezione, e molti hanno ancora bug e glitch non risolti che ci hanno impedito di completarli (e vi assicuriamo che la cosa è abbastanza frustrante).


Anche se il tempo di gioco per un determinato titolo sfiora i 15 minuti/mezz’ora circa, doverli ricominciare da capo per vedere il finale a causa di un errore tecnico è molto fastidioso, soprattutto per la mancanza di un sistema di salvataggio.
Detto questo, va riconosciuto che lo stile dei minigiochi è sufficientemente vario e, pur restando sempre molto semplice, è capace in alcuni casi di intrattenere. Per quanto riguarda questo aspetto, la differenza è determinata in primo luogo dall’esperienza degli sviluppatori: paragonando i titoli più vecchi di casa Deconstructeam , come Underground Hangovers, risultano meno equilibrati, mentre i più recenti, come Behind Every Great One, risultano più coinvolgenti.


Uno stile originalissimo.


ProcessoreAMD Ryzen 5 3500U
Scheda GraficaRadeon Vega Mobile Gfx 2.10 GHz
Ram8,00 GB
Hard DiskSSD – Western Digital 256 Gb
Configurazione di gioco

Lungo tutto le 10 storie di Essays On Empathy assisteremo dunque alla crescita stilistica di Deconstructeam dal 2014 al 2020.
Durante l’esperienza di gioco abbiamo sperimentato e trovato una nostra direzione creativa, dalla grafica minimalista in pixel man mano sempre migliorata, agli argomenti più crudi e introspettivi discussi dai personaggi protagonisti delle storie.
Graficamente, nessuno dei giochi brilla particolarmente. Sebbene gli sfondi siano molto belli e curati, così come i disegni, l’abuso di pixelizzazione può portare ad annoiare il giocatore, anche se le animazioni sono molto buone.


Uno dei reparti migliori di Essays on Empathy e Deconstucteam in generale è però quello musicale. Sentiremo spesso le note della chitarra classica, un po’ malinconica, accompagnarci durante i nostri viaggi. A volte verremo rilassati da un pianoforte, altre sentiremo il lento rullio di tamburi incupire i nostri animi. In ogni caso, il sonoro è a servizio dell’atmosfera, e chiaramente il team sa quello che fa quando si tratta di crearla.





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